La Cappellina del Presepio
Varcato l'ingresso del complesso conventuale, a sinistra, è un'umilissima cappellina: in questo ambientino l'Apostolo umbro, nella fredda e nevosa notte del 25 dicembre 1223, rappresentò la scena della Natività.
Sotto la moderna mensa dell'altare, è la pietra nel cui incavo, su poco fieno, fu adagiato il simulacro di Gesù Bambino. L'angusto oratorio, annerito dal fumo degli incensi e dei lumi, conserva, nella parete di fondo, un pregevole affresco parzialmente mutilo che, in due distinti scomparti, raffigura il Grandioso avvenimento di Greccio e la Natività di Betlemme. Stilisticamente, a detta degli esperti, il dipinto rivela la mano di un maestro formatosi sui testi dei più importanti pittori attivi in Umbria meridionale, tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, oscillazione cronologica che può valere come data dell'opera.
Usciti dalla Cappellina del Presepio, sulla parete esterna della stessa, si ammirano due affreschi quattrocenteschi di scuola umbro-marchigiana, raffiguranti una Natività ed un San Giovanni Battista.
Il Primitivo Romitaggio
Inoltrandosi nel bianco e stretto corridoio, sulla destra, una cancellata in ferro delimita un'ampia sala tutta pavimentata in legno. All'interno è una grande tela ad olio raffigurante la Deposizione di Cristo; l'ignoto autore apparterrebbe alla Scuola del Caravaggio.
Opposto alla sala è il nucleo primitivo del romitaggio: lo stesso fatto costruire da Giovanni Velita per Francesco e la primitiva fraternitas. Un piccolo antro ingentilito dall'umilissima Cantina di San Francesco, immette nel refettorio del primitivo luogo; qui, un caminetto, un lavabo e due piccoli tavoli che, secondo la tradizione, sarebbero gli stessi usati dal Santo e dai suoi frati, è tutto quello che si può ammirare.
Una minuta apertura immette nel dormitorio della primitiva comunità. Lungo le pareti sono visibili alcune croci che, con ogni probabilità, indicavano il posto assegnato ad ogni singolo frate. In fondo, appartata, è la celletta del Santo assisiate.
Il Dormitorio di S. Bonaventura
Dal primitivo romitaggio, un'angusta rampa di scale adduce al piano superiore. E' qui il ligneo Dormitorio del secolo XIII del tempo di San Bonaventura da Bagnoregio, Ministro generale dell'Ordine (1257-1274). E' una costruzione veramente originale, interessante esempio di struttura abitativa utilizzata dai frati sino ai primi anni del Novecento. Nella prima delle celle, a detta della tradizione, avrebbero dimorato, fra gli altri, i Santi Bonaventura da Bagnoregio, Bernardino da Siena e Leonardo da Porto Maurizio.
La Chiesina di S. Bonaventura
Sullo stesso piano del dormitorio è la chiesina intitolata a San Bonaventura (e a San Francesco), la cui origine risalirebbe al periodo appena posteriore alla canonizzazione del Serafico assisiate.
Sopra l'altare della chiesa si ammira una pregevole tela incollata su tavole, di Scuola Umbra del secolo XIV, raffigurante La Deposizione; a sinistra si apre la porticina adducente alla vecchia sacrestia, al di sopra della quale è una bella tempera quattrocentesca su tavola circolare di Biagio D'Antonio da Firenze (discepolo del Ghirlandaio), raffigurante la Vergine con Bambino. Superiormente agli stalli è un quattrocentesco Crocifisso ligneo. Sulla volta a botte, oltre l'Agnello pasquale, è il ritratto del Beato Giovanni da Parma, e accanto, mutila, la trecentesca opera a fresco raffigurante Francesco inginocchiato che riceve da un Angelo il cartiglio con le parole [...] FIAT QUIA REMISSA [...]RA PECCATA; rievocazione, questa, del prodigio verificatosi presso l'eremo di Poggio Bustone.
Uno strano e complicato congegno, completa degnamente questo insieme austero e caratteristico; esso consta di due aste di legno girevoli in modo da occupare il centro del coro: l'una sosteneva il libro corale, l'altra la lucerna (sopra una delle facce dell'asta orizzontale, si leggono le indicazioni dei diversi toni del canto fermo).
Il Coro
Dietro l'altare è il coro: luogo di culto che, a detta degli esperti, sarebbe stato lo stesso in cui Francesco avrebbe assistito ai divini uffici. Qui si ammirano: un leggio con antico corale, un crocifisso ligneo del secolo XVIII, un'immagine dell'Addolorata del secolo XVII e due quadri in rame del secolo scorso.
L'Oratorio di San Francesco
A sinistra dell'altare della chiesetta di San Bonaventura, una porticina immette nell'antica sacrestia, convertita oggi in oratorio dedicato all'Apostolo umbro. La sacra ara risulta costituita da una moderna mensa collocata sopra un cippo, già appartenuto alla chiesina di San Bonaventura. Sopra ad essa è stata collocata l'antichissima effige di frate Francesco che, a detta della tradizione, sarebbe stata fatta dipingere, essendo il Santo ancora in vita, da Iacopa dei Settesoli, sua grande amica e protettrice.
Cella Solitarioa di San Francesco
A poca distanza dal convento, nel folto bosco, vicina alla grotta del beato Giovanni da Parma, è la celletta solitaria di frate Francesco, oggi convertita in oratorio. In fondo al minuto ambiente sono una pittura rappresentante la Morte di San Francesco e frammenti di un antichissimo affresco.
La Nuova Chiesa
Dedicato alla Vergine Immacolata, il nuovo tempio è stato edificato nel 1959.
Sul piazzale antistante al sacro edificio è stata recentemente collocata una pregevole scultura bronzea di E. Brocani, raffigurante San Francesco cantore nella Valle reatina.
L'interno dell'edificio vede: un pregevole presepio in terracotta dell'artista Venturini, datato 1962; un suggestivo presepio datato 1968, con statue lignee provenienti dalla Val Gardena, i cui bozzetti appartengono all'artista L. Ferri; una ceramica, posta sull'altare maggiore, raffigurante la Vergine Immacolata, dell'anzidetto Ferri; una scultura lignea dello scultore spagnolo J. Campania, datato 1925, riproducente San Francesco ed i lebbrosi. Le splendide vetrate artistiche, opera di padre A. Farina, riproducono: I tre compagni di frate Francesco (Leone, Rufino ed Angelo); San Bonaventura, Santa Chiara ed il Beato Giovanni da Parma; ai lati della vetrata che ripropone il Perdono di Assisi, sono rappresentati: Donna Jacopa dei Settesoli e Giovanni Velita; nelle lunette: le due Natività di Bethlemme e Greccio.
Nella balconata superiore della chiesa è allestita la mostra permanente del presepio. Un crescente numero di presepi, alcuni veri e propri capolavori, lustrano questo suggestivo ambiente. Particolare attenzione meritano le opere degli scultori: L. Agnini (presepio in terracotta) ed A. Fanfoni (San Francesco e il suo presepio).
Uscendo dal sacro tempio, sulla destra è la nuova foresteria, sulla sinistra una scalinata che inoltra nel bosco; qui, in una moderna ceramica, è riprodotto Sant'Antonio da Padova ed il miracolo dell'Eucarestia.
La Cappella di S. Francesco al Monte (Monte Lacerone, h. 1204 m.)
Su questo impervio monte, amatissimo da frate Francesco, sul preciso punto in cui l'Apostolo umbro volle costruire l'umilissima capanna tra due altissimi carpini, è oggi una chiesina fattavi edificare da papa Clemente XI nel 1712.
Lo si raggiunge per un sassoso ed aspro sentiero, immerso in una incantevole selva di querce, lecci, betulle e ginestre.
Dell'originaria costruzione, inglobata in una casa di pastori edificata nel 1889, rimangono oggi i resti di una porta ad arco.
Estratto da:
Francesco d'Assisi e la Valle reatina
di Paolo Rossi
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